Orbassano, vista recuperata a 82 anni grazie a cristallino su misura
07/08/2026
Da meno di un decimo a otto decimi di vista nell’occhio destro, senza bisogno di ulteriori lenti correttive. È il risultato ottenuto all’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano su una paziente di 82 anni affetta da cataratta e glaucoma, con una grave compromissione visiva presente da molti anni. L’intervento, indicato dall’azienda ospedaliera tra i primi eseguiti in Italia con queste caratteristiche, ha utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale per progettare un secondo cristallino artificiale personalizzato e individuare la soluzione chirurgica più adatta a un quadro anatomico particolarmente complesso.
Un occhio compromesso da precedenti interventi e infiammazioni
Prima del trattamento la paziente disponeva di meno di 1/10 di vista nell’occhio destro e di 1/10 nel sinistro. La situazione più difficile riguardava il destro, già sottoposto molti anni prima a un intervento per cataratta e caratterizzato da residui del cristallino, importanti aderenze infiammatorie, una marcata dilatazione della pupilla e alterazioni dell’intero segmento anteriore.
A rendere il caso ancora più delicato contribuivano le dimensioni molto ridotte dell’occhio e un’elevata ipermetropia indotta. Il deficit della vista e del campo visivo non poteva essere compensato efficacemente attraverso lenti tradizionali.
I medici avevano preso in considerazione anche un intervento sulla cornea mediante laser ad eccimeri, ma le particolari caratteristiche anatomiche avrebbero richiesto parametri incompatibili con i limiti di applicazione della tecnologia.
L’intelligenza artificiale utilizzata per progettare il cristallino
La soluzione è stata sviluppata dal professor Raffaele Nuzzi, direttore della Struttura Complessa Universitaria di Oftalmologia del San Luigi. L’intelligenza artificiale è stata impiegata come supporto al lavoro specialistico, insieme alla ripetizione degli esami necessaria per gestire la variabilità dei parametri oculari.
Gli strumenti digitali sono stati utilizzati per il calcolo biometrico, le simulazioni e la progettazione delle caratteristiche del secondo cristallino artificiale. Il modello doveva tenere conto contemporaneamente delle alterazioni anatomiche dell’occhio, delle patologie pregresse, degli effetti dell’intervento precedente e delle infiammazioni che avevano modificato le strutture oculari.
Secondo Nuzzi, proprio l’assenza di una soluzione standard rendeva necessario costruire un intervento specifico per quella paziente, integrando i risultati delle simulazioni con la valutazione clinica e l’esperienza chirurgica.
Ricostruite iride e pupilla con tecnica mininvasiva
L’operazione è stata effettuata attraverso microaccessi corneali. Durante l’intervento sono stati rimossi i residui della precedente cataratta e le numerose aderenze presenti nell’occhio. Il chirurgo ha poi ricostruito l’iride, la pupilla e la camera posteriore.
Il nuovo cristallino artificiale è stato collocato anteriormente rispetto a quello inserito durante il precedente intervento e posteriormente all’iride. La procedura è stata pianificata cercando al tempo stesso di preservare la cornea, già compromessa.
Dopo il trattamento di entrambi gli occhi, la capacità visiva della paziente è salita da meno di 1/10 a 8/10 nell’occhio destro e da 1/10 a 10/10 nel sinistro, senza necessità di una correzione aggiuntiva con lenti.
Recuperata anche la visione tridimensionale
Il risultato ha riguardato anche la collaborazione funzionale tra i due occhi. Dopo anni nei quali la paziente non riusciva a utilizzarli efficacemente insieme, è stata recuperata la visione stereoscopica e tridimensionale.
La donna, che ha scelto di mantenere l’anonimato, ha raccontato di essersi abituata nel tempo all’idea di non poter più vedere bene e di non riuscire a sfruttare realmente l’occhio destro. Dopo l’intervento è invece tornata a utilizzare entrambi gli occhi senza occhiali.
Per Nuzzi, il caso dimostra come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento utile quando viene integrata nella pratica clinica e nella competenza del chirurgo. Il punto centrale, secondo il responsabile dell’Oftalmologia, resta la possibilità di mettere insieme numerosi parametri e simulare soluzioni personalizzate per pazienti che non possono essere trattati attraverso procedure standard.
Al San Luigi circa mille interventi complessi ogni anno
L’operazione rientra nell’attività ad alta specializzazione della Struttura di Oftalmologia del San Luigi Gonzaga, dove vengono eseguiti ogni anno circa 1.000 interventi chirurgici complessi.
L’attività comprende la chirurgia dei tumori palpebrali con ricostruzione plastica, il trattamento di gravi alterazioni congiuntivali, diverse tipologie di trapianto di cornea, la chirurgia del glaucoma e gli interventi per il distacco di retina. Vengono inoltre eseguite vitrectomie per il foro maculare e per altre patologie vitreo-retiniche.
Il direttore generale dell’AOU San Luigi Gonzaga, Davide Minniti, ha evidenziato il ruolo dell’innovazione come supporto alla competenza medica, sottolineando come l’intelligenza artificiale abbia ampliato le possibilità di intervento senza sostituire la valutazione dello specialista.
Anche l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi ha richiamato il valore dell’esperienza maturata al San Luigi, indicando il caso come esempio dell’applicazione di ricerca e tecnologie avanzate alla cura dei pazienti e al recupero della qualità della vita.
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