Novara, riapre il Museo Archeologico al Castello dopo vent’anni
28/04/2026
Dopo quasi vent’anni di chiusura, il Museo Archeologico di Novara riapre al pubblico nella nuova sede del Castello Visconteo-Sforzesco, con un percorso espositivo rinnovato nel concept, negli allestimenti e negli strumenti digitali. La collezione civica archeologica, composta complessivamente da 1.898 reperti, torna così accessibile alla comunità attraverso una narrazione che unisce memoria urbana, ricerca storica e tecnologie per la fruizione del patrimonio.
Un museo che racconta anche la storia delle collezioni
Il nuovo allestimento si allontana dalla tradizionale esposizione ordinata soltanto per epoche cronologiche. Il percorso non si limita infatti a presentare la storia antica di Novara, ma mette al centro anche il modo in cui le collezioni si sono formate, le personalità che le hanno costruite e i contesti culturali che ne hanno favorito la conservazione.
Le origini della raccolta risalgono al XIX secolo, con la nascita della Società Archeologica pel Museo Patrio Novarese. In quel periodo studiosi, cittadini, collezionisti e appassionati contribuirono a salvare reperti emersi in modo occasionale dal territorio, spesso durante lavori agricoli o edilizi, evitando che venissero dispersi. Da quelle prime donazioni nacque il nucleo originario del patrimonio archeologico cittadino, poi ampliato nel tempo e ospitato in diverse sedi museali.
Al Castello 489 reperti esposti e 25 sezioni tematiche
Nel nuovo Museo Archeologico sono esposti 489 reperti, selezionati all’interno di una collezione civica molto più ampia. Le sezioni del percorso espositivo sono 25 e attraversano la storia della raccolta, dai primi nuclei ottocenteschi alle necropoli, dai ritrovamenti del territorio alle passioni collezionistiche per vetri, gemme, monete e oreficerie.
I periodi cronologici rappresentati vanno dalla Preistoria, dal Neolitico all’età del Bronzo, alla prima e seconda età del Ferro, dall’età romana all’Alto Medioevo per i reperti, fino all’età moderna per la storia culturale della città. Tra le tipologie presenti figurano armi, monete di epoche diverse, monumenti funerari, oggetti votivi, ornamenti, statue, laterizi, strumenti da illuminazione, strumenti da toilette, materiali da costruzione e reperti litici.
Il progetto digitale affidato a ETT
Per rendere consultabile e accessibile l’intera collezione, il Comune ha affidato a ETT S.p.A., industria digitale creativa parte di Dedagroup, la realizzazione di un progetto integrato che comprende progettazione tecnica e architettonica, metadatazione dei contenuti, user experience digitale, piattaforma web, produzione grafica, set fotografici professionali e software dedicati.
Il sito del Museo ospita tutti i 1.898 reperti online, con schede testuali e visive, timeline, collegamenti tra personalità storiche e collezioni, approfondimenti e strumenti di ricerca. All’interno del percorso fisico sono presenti cinque postazioni touch navigabili, tra cui un tavolo multimediale con quattro postazioni da 32 pollici per l’esplorazione del territorio tramite mappa interattiva e un monitor da 55 pollici dedicato alla collezione e ai documenti storici originali.
Canelli: “La città guarda alla memoria con uno sguardo contemporaneo”
Il sindaco Alessandro Canelli ha sottolineato come la riapertura al Castello permetta al Museo Archeologico di mostrare reperti antichi e, allo stesso tempo, di raccontare la storia di chi li ha conservati e valorizzati. Per il primo cittadino, il museo rappresenta anche l’identità di Novara: una città aperta, culturale, capace di guardare alla propria memoria con strumenti e linguaggi contemporanei.
L’assessore alla Cultura Luca Piantanida ha evidenziato il valore del museo come strumento di conoscenza della cittadinanza novarese tra la seconda metà dell’Ottocento e il secondo dopoguerra. La presidente della Fondazione Castello di Novara, Maurizia Rebola, ha definito la riapertura un traguardo importante, perché restituisce alla comunità un patrimonio rimasto chiuso per quasi due decenni e rafforza il ruolo del Castello come luogo capace di unire storia e contemporaneità.
Il ruolo della Soprintendenza e la valorizzazione del patrimonio
Il soprintendente Federico Barello ha ricordato la partecipazione attiva della Soprintendenza alle scelte del Comitato Scientifico e all’allestimento del museo, nel quadro di una collaborazione con il Comune orientata alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale della città e del territorio.
Per Francesca Leon, account ETT di progetto, la complessità dell’intervento è stata gestita attraverso un unico processo realizzativo, con team impegnati su più fronti professionali. La valorizzazione del patrimonio, ha osservato, richiede oggi competenze integrate per accompagnare gli operatori culturali nella costruzione di esperienze accessibili a un pubblico ampio.
Il Museo digitale comprende 12 sezioni di approfondimento e ricerca online, dalla collezione ai percorsi, dalle personalità alla timeline cronologica, fino all’esplorazione geografica e alla visita. Il percorso interno è arricchito da 35 pannelli grafico-descrittivi e da 65 contenuti di approfondimento accessibili tramite QR code dal proprio smartphone.
Articolo Precedente
Novara, riapre il Museo Archeologico al Castello