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Cupola San Gaudenzio a Novara: storia di Antonelli

29/08/2026

Cupola San Gaudenzio a Novara: storia di Antonelli
Foto di: Zairon, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons

La cupola della basilica di San Gaudenzio a Novara è una delle costruzioni verticali più ardite che l'architettura italiana del XIX secolo abbia prodotto, e chi la osserva per la prima volta dal centro della città percepisce immediatamente che non si tratta di un elemento decorativo sovrapposto a una fabbrica religiosa, ma di un sistema strutturale autonomo, ragionato fino all'ossessione, capace di dominare la pianura padana per decine di chilometri. Alessandro Antonelli la concepì come una sfida ai limiti della muratura in mattoni, senza ricorrere al ferro se non in misura minima, e il risultato è una guglia alta 121 metri che ancora oggi costituisce il riferimento visivo principale dell'intera area urbana novarese.

Il progetto ebbe una gestazione lunga e travagliata: i lavori sulla cupola iniziarono nel 1840, ma Antonelli modificò più volte le proporzioni e l'altezza prevista, spostando progressivamente verso l'alto il tamburo, la lanterna, il tiburio e la guglia terminale, con una logica accumulativa che spiazzò committenti, fabbricieri e ingegneri dell'epoca. La Cupola San Gaudenzio a Novara di Antonelli divenne presto un caso di studio per chi voleva capire fino a dove potesse spingersi la muratura tradizionale senza cedere alle soluzioni ibride in voga in quegli anni; e quella risposta, ancora visibile nel profilo della città, è rimasta aperta e irrisolta nel senso migliore, perché continua a interrogare ingegneri e storici dell'architettura.

Novara, città di pianura priva di elementi naturali che ne definissero la silhouette, ricevette con quella cupola un landmark permanente, un punto cardinale visivo che ancora orienta chi si muove nella campagna circostante. La relazione tra il manufatto e il contesto urbano è rimasta intatta nonostante le trasformazioni novecentesche, segno che Antonelli aveva calibrato non solo le proporzioni strutturali ma anche la scala rispetto al tessuto edilizio di una città di medie dimensioni, senza gonfiare l'opera fino al gigantismo autoreferenziale.

Origine del progetto e contesto storico della basilica

La basilica di San Gaudenzio esisteva ben prima che Antonelli entrasse in scena: la fabbrica cinquecentesca, con il contributo di Pellegrino Tibaldi e altri architetti di area lombarda, era già un edificio di rilievo, dotato di una cupola seicentesca di dimensioni convenzionali che nel corso del tempo aveva mostrato cedimenti e problemi strutturali. Fu la necessità di intervenire su quella cupola, e non un progetto ex novo, a portare Antonelli a Novara nel 1840, quando aveva già all'attivo esperienze significative ma non ancora l'opera che lo avrebbe reso celebre a livello nazionale. La fabbriceria di San Gaudenzio gli affidò inizialmente un intervento di consolidamento e sopraelevazione contenuta; il fatto che il risultato finale misuri 121 metri dice tutto sull'elasticità con cui Antonelli interpretò il mandato ricevuto.

Il contesto storico-politico del Piemonte sabaudo di metà Ottocento influì in modo determinante sui tempi e sulle risorse disponibili: la fabbrica dovette fare i conti con interruzioni legate alle guerre risorgimentali, con la difficoltà di reperire maestranze qualificate per lavorazioni di precisione in quota, e con un dibattito tecnico interno alla comunità degli ingegneri piemontesi che giudicava il progetto di Antonelli pericolosamente sovradimensionato rispetto alle capacità portanti della struttura sottostante. Antonelli rispose a queste critiche non con dichiarazioni pubbliche ma con calcoli, relazioni tecniche e sopralluoghi puntuali, dimostrando una padronanza del comportamento dei materiali che andava ben oltre la pratica corrente dell'epoca.

Caratteristiche strutturali e tecniche costruttive

Ciò che rende la Cupola San Gaudenzio a Novara strutturalmente eccezionale è la scelta di costruire un sistema portante in muratura di mattoni a piena sezione, irrigidito da un sistema di nervature verticali e da anelli orizzontali che distribuiscono i carichi laterali evitando la necessità di catene metalliche estese, una soluzione che Antonelli teorizzò con precisione e applicò con coerenza dall'impostazione dei tamburi fino alla guglia terminale. La sezione trasversale della struttura non è un semplice guscio sottile come nelle cupole rinascimentali, ma un sistema a strati concentrici che collaborano sotto carico, con cavità interne accessibili tramite scale a chiocciola e passerelle che permettono l'ispezione periodica delle murature.

La guglia terminale, che da sola contribuisce per oltre trenta metri all'altezza complessiva, è costruita attorno a un nucleo murario centrale di sezione ridottissima, rastremato progressivamente verso l'alto con una geometria che Antonelli ricavò dalla teoria delle curve funicolari, applicata in modo intuitivo prima che la meccanica strutturale formale ne codificasse i principi. I restauri condotti nel corso del Novecento e nei primi decenni del XXI secolo hanno confermato che lo stato di conservazione della muratura originale è sorprendentemente buono nella maggior parte delle sezioni, con degradi concentrati nelle zone di discontinuità tra le campagne costruttive successive, laddove le variazioni di progetto avevano imposto riprese in quota con malte di composizione diversa.

Fasi costruttive e varianti di progetto

Seguire le fasi costruttive della cupola significa leggere in controluce l'evoluzione del pensiero progettuale di Antonelli, perché ogni variante introdotta nel corso dei decenni risponde a una ridefinizione dell'equilibrio tra ambizione formale e fattibilità tecnica, mai a un ripensamento complessivo dell'impostazione strutturale di fondo. I rilievi storici conservati presso l'Archivio di Stato di Novara e presso la Biblioteca Reale di Torino documentano almeno quattro configurazioni distinte della cupola, con variazioni sostanziali nell'altezza del tamburo, nel numero di colonne che lo decorano e nel profilo della lanterna; la versione realizzata corrisponde all'ultima di queste configurazioni, approvata formalmente nel 1878 e completata nel 1888, anno della morte di Antonelli, che non visse abbastanza da vedere la guglia terminata.

La morte di Antonelli nel 1888 non interruppe i lavori, ma li complicò: il figlio Costantino, anch'egli ingegnere, supervisionò il completamento della guglia attenendosi alle indicazioni lasciate dal padre, con un margine di interpretazione inevitabilmente più stretto di quello che avrebbe avuto il progettista originale. Le cronache dell'epoca riportano discussioni tra Costantino Antonelli e la fabbriceria su dettagli esecutivi che il padre aveva lasciato indefiniti, segno che persino negli ultimi metri della guglia il progetto manteneva una componente di elaborazione in corso d'opera tipica del metodo antonelliano.

Confronto con la Mole Antonelliana di Torino

Il confronto tra la Cupola San Gaudenzio a Novara e la Mole Antonelliana di Torino è inevitabile, non perché i due edifici si assomiglino formalmente, ma perché rappresentano le due declinazioni principali di uno stesso approccio al problema della verticalità in muratura: a Torino l'edificio è autonomo, nasce come sinagoga e si trasforma progressivamente in monumento civile; a Novara la cupola è innestata su una fabbrica preesistente e deve dialogare con una pianta, una navata, una tradizione architettonica che precede Antonelli di tre secoli. Questa differenza di contesto si riflette nella diversa qualità dell'inserimento urbano: la Mole domina Torino con un gesto isolato e quasi extraterritoriale, mentre la cupola di San Gaudenzio emerge dalla città con una continuità più organica, come se fosse cresciuta dal tessuto edilizio circostante invece di esserne separata.

Dal punto di vista tecnico, entrambe le strutture dimostrano la stessa fiducia di Antonelli nella capacità della muratura di reggere carichi in quota che i suoi contemporanei ritenevano al limite del praticabile; ma la cupola novarese, lavorando su una base preesistente e non progettata da lui, impone soluzioni di raccordo strutturale che la Mole non richiedeva, e in questo senso rappresenta una prova tecnica per certi versi più complessa, anche se la Mole rimane l'opera più nota al grande pubblico per ragioni legate alla storia culturale di Torino più che alle qualità intrinseche dell'architettura.

Stato di conservazione e interventi di restauro recenti

Gli interventi di restauro condotti tra il 2010 e il 2024 hanno riguardato principalmente il rivestimento lapideo esterno della guglia, le connessioni tra le colonne del tamburo e la struttura muraria retrostante, e il sistema di smaltimento delle acque meteoriche integrato nelle cornici orizzontali, che Antonelli aveva progettato con una cura per il dettaglio idraulico raramente documentata nelle fonti secondarie ma evidente nell'analisi degli elaborati originali. I cantieri in quota su una struttura di queste proporzioni pongono problemi logistici che le tecniche contemporanee hanno solo parzialmente risolto: l'accesso alle sezioni alte della guglia richiede ancora oggi attrezzature speciali e tempi di lavoro significativamente più lunghi rispetto a qualsiasi edificio storico di altezza ordinaria.

Le indagini diagnostiche più recenti, condotte con tecniche di termografia a infrarossi e georadar adattato alle murature storiche, hanno permesso di mappare con precisione inedita le zone di umidità residua e le discontinuità nelle malte di allettamento, fornendo alla Soprintendenza e ai progettisti del restauro una base conoscitiva che le campagne precedenti non avevano potuto produrre. I dati raccolti confermano che la struttura è in condizioni compatibili con la conservazione a lungo termine, a condizione che i cicli di manutenzione ordinaria vengano rispettati con la cadenza prevista dal piano di conservazione approvato nel 2021; un risultato che dice molto sulla qualità dell'esecuzione originale, considerando che la cupola ha attraversato due secoli senza interventi strutturali invasivi di alcun genere.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to